Non parlando di etica della comunicazione

Febbraio 28th, 2007

rompani.jpgdi Maurizio Rompani*

Una cosa è certa: di etica se ne sta parlando molto, troppo probabilmente. Certamente con le migliori intenzioni, forse; e questo forse diventa ogni giorno sempre più pesante, ingombrante, fonte di dubbio. Non pensiamo di offendere nessuno chiedendoci quanto di questo parlare di etica non sia solo convenienza e immagine; e viene logico pensare che anche questo rientra nel circolo del percepito. Perché, in un’epoca che fa del percepito il suo fondamento, i valori etici non debbano rispondere a questa logica? Da più parti si comincia a pensare in modo maggiormente critico alle etiche applicate, con l’invito a non dimenticare il livello più ampio dell’etica generale. Per quanto ci riguarda, il cominciare a ragionare sull’etica nella comunicazione piuttosto che sull’etica della comunicazione è un primo passo; forse non una risposta, ma è già un riflettere. Comunicare è un mestiere, ma non è un mestiere qualsiasi proprio per la potenzialità che un messaggio racchiude: un messaggio crea cultura, ma può anche giustificare atteggiamenti, condizionare il modo di fare e di pensare. Affidarsi a dei codici di comportamento non è limitativo, il mondo della comunicazione ha creato strumenti di autoregolamentazione validissimi: pensiamo al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria e alla carta di Treviso per la difesa dei minori,ma certamente il Comunicatore deve porre, più di altri, l’etica al centro della sua professione. Però, forse proprio il Comunicatore deve cominciare a proporre l’etica in un modo diverso: in silenzio. Facciamo capire che per noi l’etica non è un qualcosa da mostrare come un bel vestito ad una festa o come un merito personale ed esclusivo; i vestiti si rimettono negli armadi, quando vogliamo essere a nostro agio ci mettiamo comodi, i meriti sbandierati ricordano tanto la beneficenza fatta solo ad uso e consumo delle interviste televisive.Un attimo di silenzio. L’etica è un giorno solidarietà, un giorno buonismo, un giorno sopportazione; ogni giorno una cosa diversa secondo la convenienza di chi parla. Ecco, forse quello di cui abbiamo bisogno nel fragore del momento è un po’ di silenzio; almeno noi che siamo accusati di puntare solo sull’immagine facciamo capire che per noi è un modo di essere, non un argomento di vendita. L’augurio è proprio questo: che non si parli più di etica. 

Maurizio Romapani è il Direttore generale TP - Pubblicitari Professionisti e Docente di etica della comunicazione, Università di Ferrara

 Articolo apparso su spot and Web del 28 febbraio 2007.

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