Decreto Gentiloni: riformare il riformabile.
di Biagio Vanacore*
Che in Italia oggi a livello televisivo esista “difatto” un duopolio, mi pare di poter affermare che sia cosa acclarata. Intervenire però, per legge, sulla sola raccolta pubblicitaria che ogni singolo soggetto può mettere in atto, mi sembra di contro, ostativo allo sviluppo economico dei singoli soggetti interessati, e penalizzante per l’economia e la sopravvivenza di tutto il comparto pubblicitario; ed al tal proposito ritengo valide le considerazioni di merito fatte sul ddl dal presidente dell’antitrust Catricalà, antitrust, che per ruolo, é il massimo organo in materia di decisioni concernenti “posizioni dominanti di mercato”.
Vorrei aggiungere inoltre, che bisogna tenereconto che i due soggetti interessati, Rai e Mediaset perché è di loro che parliamo, dovrebbero svolgere funzioni completamentediverse nel panorama televisivo italiano; visto che una è considerata “pubblica”, e per questo servizio i cittadini versano annualmente un canone, mentre l’altra è giudicata “commerciale”, e come tale vive, di fatto, dei proventi determinati della raccolta pubblicitaria. Basterebbero di se già queste considerazioni per leggere nel ddl Gentiloni, uno stravolgimento delle regole di mercato.A tal riguardo, è molto più attuale e meglio strutturata nel suo complesso, la vecchia legge Maccanico del 1997. Bene farebbe il Ministro invece, in virtù della competenza professionale che ha nel settore e che dal settore gli viene riconosciuta, a mettere mano a tutta la legislazione legata al comparto “comunicazione e pubblicità”, con lo spirito di sviluppare un progetto a più ampio raggio in grado di garantire pluralità ed assicurare trasparenza, rimodellando anche la legge 150 con tutto ciò che riguarda la comunicazione “locale”, per finire ai bandi di gara del settore pubblico, che ancor oggi, sono affidati ed appaltati con gli stessi principi con cui si affidano ed appaltano gli asfalti delle strade; bandi e legislazioni non più confacenti alle esigenze di un mercato dove, sempre più sono evidenti i cambiamenti strutturali, in termini di committenza, operatori incaricati, ma principalmente utenza finale, naturalmente facendo ciò nel rispetto del ruolo di tutti, ma con il giusto distinguo fra comunicazione ed informazione.Così per essere concreto è non astratto, propongo un incontro fra le varie Asssociazioni di categoria del nostro comparto, con lo scopo di preparare un documento comune da poter sottoporre al Ministro in tempi brevissimi, con l’obiettivo di dare anima a voce al “nostro mondo”, che da sempre, e con professionalità, fa questo mestiere per altri, affinché si possano trovare soluzioni idonee e condivise per tutto il settore.
Biagio Vanacore *Vice Presidente UNICOM – Unione Nazionale Imprese di Comunicazione *Vice Presidente TP – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti
Editoriale apparso Lunedì 5 febbraio 2005 su spot and web Media Comunication Magazine
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